Questione di cultura?

Sapete cosa significa “turnstile”? Io l’ho appena cercato per scrivere questo articolo, in quanto non ho mai avuto il bisogno di usare questa parola da quando sono a Vienna. Quando vivevo a Milano, pronunciavo tornello (turnstile) almeno una decina di volte al giorno. Era un concetto facile e immediato per trovare un punto di incontro per un aperitivo, un caffè o del faticoso studio in biblioteca. A Vienna, invece, ci si incontra all’uscita della metro e non è ancora successo che io beccassi quella giusta. Non ci sono i tornelli, raga, davvero. Questa cosa mi confonde troppo, non solo perché il mio senso dell’orientamento è marcio, ma inoltre non mi capacito di come sia possibile fidarsi a tal punto degli utenti.

Non c’è nessun tipo di blocco all’ingresso, nessun controllore, solo delle macchinette per obliterare. Certo, da un certo punto di vista, meglio non sprecare soldi per dei supervisori che non supervisionano: a chi non è mai capitato di vedere passeggeri saltare allegramente i tornelli? I parassiti ci sono dappertutto, solo che in Italia li si sgama facilmente e si prova rabbia pensando “E io pago”, mentre a Vienna camminano spediti senza essere notati insieme ai regolari possessori di un biglietto. Certamente ci sono dei controlli random, ma vi posso garantire che da gennaio fino ad oggi non ne ho mai incontrati, seppur, da buona cittadina ho sempre acquistato il biglietto.

Lodevole il fatto che l’onestà sia il criterio che guida questa scelta, ma c’è da dire che i biglietti costano circa il 50% in più rispetto a Milano. Seguendo il banale ragionamento economico per il quale il prezzo moltiplicato per la quantità deve essere maggiore dei costi sostenuti per il servizio, direi che i biglietti venduti sono meno. Senza inoltrarmi in un ragionamento economico più complesso, mi chiedo se c’è una spiegazione culturale a questo approccio. Ho letto da qualche parte che utilizzano il metodo dell’onore e apparentemente funziona: i mezzi di trasporto sono ben organizzati, puliti e efficienti. Mi sembra di vivere in un mondo fatato dacché a Milano si è, da poco meno di un anno, obbligati a obliterare il biglietto anche all’uscita.

Solamente il nome “austriaco” evoca in me una sensazione di rigore, quindi la cosa non mi stupisce eccessivamente. Vienna è, d’altro canto, una città cosmopolita e turistica: una rapida occhiata su Trip Advisor ha confermato i miei dubbi. Non sono poche infatti le polemiche e questioni riguardo la presunta gratuità del servizio e conseguenti lamentele riguardo a multe considerate inappropriate. Certo, solo uno stolto potrebbe pensare che la metro è gratis, ma allo stesso tempo l’assenza di barriere potrebbe disorientare qualsiasi persona non abituata a questo tipo di mentalità.

Per concludere, un banale consiglio per quelli di voi che viaggeranno in Austria o in Germania (funziona nello stesso modo): comprate i biglietti. Avrete meno soldi in tasca, ma vi sentirete cittadini virtuosi e civilizzati (e non rischierete di prendervi 120€ di multa)!

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